Il portiere bianconero spiega il momento no alla vigilia della sfida di Champions col Maccabi Haifa: «Dopo il ko col Napoli non possiamo essere soddisfatti. Ma per continuare in Champions c'è solo il successo»
TEL AVIV, 2 novembre - Niente più alibi, conta solo vincere. Gigi Buffon suona la carica a modo suo, con la solita tagliente franchezza. La Juventus sbarca a Tel Aviv con il magone addosso per la bruciante sconfitta con il Napoli, ma anche con la consapevolezza di giocarsi contro il Maccabi Haifa l'ultima carta per potere restare in Champions League. La situazione è drammatica dal punto di vista sportivo, perché, a parte il morale, assai basso e la crisi d'identità, la lista degli infortunati è impressionante: Del Piero, Iaquinta, Marchisio, Sissoko, Salihamidzic, Zebina e in più Amauri, sabato a Bergamo non ci sarà per squalifica, quindi Ferrara non può permettersi di rischiare Trezeguet. È una Juve ridotta ai minimi termini che cerca disperatamente di uscire dal guado, un po’ facendo ricorso all'orgoglio, un po’ al carattere.
INSODDISFAZIONE - Per gli israeliani la sconfitta della Juve con il Napoli è stata una enorme sorpresa e infatti le loro domande sono quasi tutte improntate su questo tema, per capire se la Juventus di sabato scorso autorizzi qualche speranza in più alla squadra campione di Israele. Buffon risponde con la solita onestà intellettuale: «Non siamo per niente soddisfatti del nostro operato e quando si perde dopo essere stati in vantaggio 2-0 cadono tutti gli alibi. Non esiste parlare di disposizione tattica o di condizione fisica. Quando si perde così tutti devono sentirsi responsabili perché giocatori come noi, con una certa esperienza, non possiamo fare sì che una squadra, per quanto buona come il Napoli venga a Torino e in mezz’ora ribalti il risultato».
SFIDA DECISIVA - Buffon non cerca alibi per la sconfitta rimediata contro il Napoli, ma chiama i compagni all’immediata riscossa: «C’è la giusta pressione abbiamo la consapevolezza di avere l’obbligo di provarci e l’imperativo di vincere, visto che indossiamo la maglia della Juve. Questa è sempre stata e sempre sarà la nostra filosofia, al di là dei momenti più o meno buoni che si possono attraversare. L'unico risultato per continuare a sperare di restare in Champions è la vittoria, è inutile che ce lo nascondiamo. Così come sappiamo che il Maccabi è una avversaria che merita rispetto e che a Torino si è comportata bene, quindi non sarà affatto facile».
NESSUNA ALTERNATIVA - La Juventus non ha alternative al successo, se vuole fare strada nel Gruppo A: «Visto che Bayern e Bordeaux non possono perdere entrambe, l’unico risultato utile per noi è la vittoria, poi è chiaro che di fronte avremo una squadra che già a Torino si è dimostrata di tutto rispetto. I nostri obiettivi rispetto ai loro sono diversi però e non possiamo far altro che pensare a vincere. Se però un giocatore viene considerato un campione è perché ama le sfide. Nella Juve ce ne sono quattro o cinque che tre anni fa hanno affrontato una sfida che potrà essere completata solo con una vittoria importante e la Champions sarebbe il massimo da questo punto di vista. A patto però che non diventi un’ossessione».
DIO UNA DOMENICA INVENTO' IL CALCIO LO DIEDE ALLA JUVE & DISSE : "VAI NEL MONDO AD INSEGNARLO....."
CITAZIONE
Cara Signora, mi tolgo il cappello il suo nome è una stella nella curva del cielo il suo nome rimbomba della terra alla luna. Mi vesto a festa, lancio i coriandoli il suo nome è un nome che si legge anche Torino. Il suo nome è una montagna di tanti scudetti, agli altri la manfrina, una lacrima, un peto. Il suo nome è il migliore, il suo nome è il più forte. Tu dici: sono gob. E gli altri: sono morto. Il suo nome si allunga, si contorce in un lamento ma resta l'idea in tutte le genti. Si restringe, si allunga, fa eco rotondo che perda che vinca tra i primi del mondo. Juventus, gridano, o Goba o Madama, sei forte, sei cattiva, fai girare le scatole. Ma un'altra non c'è e nessuno è stanco di soffrire e cantare il tuo nero e il tuo bianco.
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È sempre un'emozione quando mi chiedono di parlare della Juventus. Perché significa non solo ripensare ai tanti successi sportivi, ma è ripercorrere un viaggio nella memoria, sul filo di tanti ricordi personali e della mia famiglia che si intrecciano da 75 anni con la storia di questa squadra di calcio. La società bianconera ha un modo particolare di leggere la storia: una storia di cambiamenti radicali e profondi, che investono la città in cui nasce e vive la Juventus, Torino, i suoi abitanti e milioni di tifosi in Italia e nel mondo, storia di costume e di abitudini. E poi di emozioni. Perché, la Juventus è stata, è e sarà sempre una squadra di calcio. Ed è un piacere immenso ricordare che tutto "il meglio" del calcio è passato dalla Juve, rivedere le tante partite "storiche" per rivivere, così, l'emozione di quegli attimi.